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Come costruisco le mie immagini
Il rapporto tra me e la realtà che fotografo
Prima di tutto: so con certezza che la porzione di realtà che scelgo perché mi emoziona una parte di un paesaggio, una figura umana o solo un gesto, la materia-pietra di palazzi, case, strade o chiese debbo studiarla con attenzione, misurarla nel riquadro del vetro smerigliato, elaborarla nella mia mente in contorni precisi. Quando il negativo è pronto scatta in me il momento ancor più fantastico: inserito nellingranditore il negativo mi restituisce con i suoi toni rovesciati tutta lemozione che avevo provato di fronte alla realtà.
Adesso però posso studiarlo nei particolari, far affiorare ingrandendole le cose che mi interessano di più e che valorizzerò accentuando o attenuando le tonalità luminose.
Riporto lingranditore alla dimensione del negativo intero e durante la posa di stampa intervengo a dosare il fascio luminoso che cade sulle parti che mi interessano coprendo o scoprendo con le mani la luce. Ottengo così delle immagini in cui posso ritrovare me stesso, le mie emozioni e le mie riflessioni.
Ciò che intendo riportare nelle mie foto di paesaggio non è certo la realtà quale essa appare agli occhi di tutti.
Intendo così tradurre lapparenza superficiale della natura nel suo effettivo essere chio vedo e sento drammaticamente. Una drammaticità che, ovviamente, assume aspetti diversi, ora permeata di solitudine, ora di forza selvaggia, ora di rigogliosa vitalità: anche là dove lambiente appare nudo nella sua semplicità io vedo il manifestarsi di una forza che voglio esprimere magari nel suo momento di quiete.
E così alcuni paesaggi che paiono addirittura lunari stanno a significare che anche l orrido è da me inteso come momento, più o meno magico, dellesteriorizzarsi della forza di natura.
Eriberto Guidi
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